25 MARZO 2021 – DANTEDI’ – GIORNATA NAZIONALE DEDICATA A DANTE ALIGHIERI.

Il 25 marzo è il Dantedì ovvero la data che gli studiosi riconoscono come inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia, ed è l’occasione per ricordare in tutta Italia e nel mondo il genio di Dante, con tante iniziative, anche on line, organizzate dalle scuole, dagli studenti e dalle istituzioni culturali. L’edizione del 2021 è anche più significativa perché avviene nel settecentesimo anniversario della morte del Sommo Poeta. Il capolavoro di Dante Alighieri ha ispirato gli scultori della Scuola d’Arte che ne hanno tratto spunto per esprimere, scolpendo la pietra, ciò che stanno vivendo a causa della pandemia. Il fine della Divina Commedia è quello di risollevarci dalla condizione di miseria, di peccato, di tristezza e di accompagnarci alla felicità e alla salvezza eterna. Dante è sempre attuale e in lui si sono rivisti gli allievi della scuola che hanno espresso, attraverso i loro lavori, tutto il disagio vissuto in questo periodo di solitudine a causa della pandemia e della quarantena e tutta la voglia di cambiamento e la speranza in un mondo migliore.

Giovanna Failoni, allieva del corso di scultura, in un bassorilievo in marmo ha rappresentato l’umanità tutta su una “piccioletta barca”, prendendo spunto dal II canto del Paradiso. La barca è spinta dai morti, ovvero da coloro grazie ai quali siamo qui, in questo mondo. E’ un omaggio di Giovanna alle persone a lei care che in questo periodo di pandemia ci hanno lasciato ma che lei sente ancora presenti, essendo lei stessa parte di Loro.

 

Alfonsino Padovani, nel suo lavoro in creta, ha ripreso il Canto XIII dell’Inferno, la Selva dei suicidi, in particolare l’incontro di Dante con Pier della Vigna, la cui anima è imprigionata in un albero della selva.  Il Canto XXXI del Paradiso gli ha dato lo spunto per un’opera in marmo bianco carrara. Piccole ali rappresentano gli angeli che scendono nella Candida Rosa porgendo ai beati la pace divina.   Anche qui la scelta riprende la voglia di armonia e di serenità a cui tende lo scultore, che sente tutto il peso di questo momento di solitudine e chiusura.

 

Giorgio Domenichini con la scultura “Lo’mperador del doloroso regno” in marmo  rosso verona, si ispira al canto XXXIV dell’Inferno  in cui, dopo la vista bestiale e cruenta di Lucifero, Dante termina con “E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Dopo le tenebre, il gelo e l’angoscia la speranza è che  possiamo tornare a riveder le stelle, che per Dante e per noi sono simbolo di un ritrovato equilibrio emotivo e di armonia.

 

 

Roberto Lucchi si è ispirato all’Inferno, al Canto 1^ “…e dopo ‘l pasto ha più fame che pria” e ha raffigurato la lupa, una delle tre fiere che sbarrano la strada di Dante e Virgilio, la più pericolosa, che rappresenta la cupidigia come origine di tutti i mali. Roberto l’ha interpretata con una testa in parte umana e in parte rappresentata dal cranio della fiera.

Inoltre i versi del Canto V^ dell’Inferno “…soli eravamo e sanza alcun sospetto. Per più fiate li occhi ci sospinse quella lettura, e scolorocci il viso; ma solo un punto fu quel che ci vinse.” hanno dato a Lucchi lo spunto per una scultura in bianco carrara dove è rappresentato un cuore appoggiato sul libro che Paolo e Francesca stanno leggendo.

Roberto ha voluto raccontare  la parte più sentimentale e intima della storia dei due amanti, senza soffermarsi sul loro omicidio ma sul romanzo che racconta dell’amore di Lancillotto e Ginevra e che i due protagonisti stavano leggendo quando nacque la loro passione amorosa.

 

 

Giorgio Mazzurega è stato colpito dal verso “ove udirai le disperate strida, vedrai li antichi spiriti dolenti, ch’a la seconda morte ciascuno grida” tratto dal Canto I dell’Inferno di Dante. I dannati, figure incappucciate in marmo e creta, che si incamminano verso l’inferno, verso la reclusione per l’eternità per l’autore siamo noi, rappresentati in questo periodo di isolamento.

 

Riccardo Simoni è stato catturato dal Canto III dell’Inferno e ha scolpito il bassorilievo “Le fatiche di Caronte” “Caron dimonio, con occhi di bragia,  loro accennando, tutte le raccoglie; batte col remo qualunque s’adagia”.  Riccardo  ho voluto far risaltare il lato umano di sofferenza e sopportazione di Caronte, figura ambigua e velata di mistero

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