Inizio corsi:
sabato 12 ottobre (disegno, pittura, modellato)
sabato 2 novembre (scultura)
Fine corsi: sabato 9 maggio 2020
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Mostra di fine anno scolastico: dal 13 al 17 maggio 2020

Le pietre degli immortali

NAG ARNOLDI – (Locarno 1928-Lugano 2017 (CH) Nag Arnoldi è stato lo scultore ticinese più conosciuto al mondo, pittore e insegnante svizzeroitaliano. Si forma artisticamente presso gli ateliers di artisti luganesi . A partire dal 1954 inizia ad esporre i suoi quadri in alcune mostre a Lugano e nelle località limitrofe, per poi partecipare negli anni successivi ad esposizioni sempre più importanti in tutte le maggiori città svizzere. Inizia ad interessarsi alla scultura nel 1960, quando si reca in Messico dove viene in contatto con l’arte indigena maya e azteca e le Civiltà precolombiane. Comincia così una ricerca materica che lo porterà presto a quella combinazione di lucido e brillante – ruvido e opaco dei suoi bronzi. Espone sempre più spesso nel continente americano: in Messico ma anche a Porto Rico, alle Isole Vergini e negli USA. Dagli anni ’70 si dedica prevalentemente alla scultura. Dal 1971 vive a Comano alternando soggiorni a Venezia e Città del Messico. La sua fama è mondiale. A Verona lo porta il gallerista Giorgio Ghelfi, alla fine degli anni ’70 e sarà Ghelfi che gli organizzerà le sue più importanti antologiche italiane

ENZO ASSENZA – (Pozzallo1915 – Roma1981)A soli diciassette anni, nel 1932, attratto dalle promesse della capitale, Enzo Assenza si trasferisce a Roma dove frequenta i cenacoli culturali più importanti dell’epoca fra i quali i salotti letterari di Margherita Sarfatti (scrittrice, giornalista e critica d’arte) e di Tatiana Tolstoi (seconda figlia del famoso scrittore russo). È proprio in tali ambienti che inizia la sua fortuna nel mondo dell’arte. I contatti avuti in tale ambito gli consentono di organizzare una prima mostra personale, che si terrà in una villa di via Gregoriana, di un’ereditiera statunitense, Marion Kemp. Nel frattempo, Enzo Assenza frequenta i corsi dell’Accademia di belle arti di Roma, quelli dell’Accademia di Francia e quelli della Accademia libera del Nudo. Nel 1934, a soli 19 anni, espone le sue opere in una mostra personale che si tiene a palazzo Torlonia. L’ anno seguente viene invitato (il più giovane scultore presente) alla Biennale di Venezia dove l’opera “La signorina Marta” viene acquistata dal re Vittorio Emanuele III.  Nel 1939 viene chiamato alle armi e destinato a varie sedi. Nel dopoguerra, Enzo Assenza si inserisce a pieno titolo nei circoli artistici più importanti della capitale dove viene in contatto con i personaggi della cultura romana dell’epoca: già nel 1956 in seguito alla partecipazione alla XXVIII Biennale d’arte di Venezia la sua opera “Il Gatto” è acquistata dal Ministero della Pubblica Istruzione per la Galleria nazionale d’Arte Moderna di Roma. Il Comune di Modica, nel 1999, istituisce una galleria intitolata a Enzo Assenza nella quale, grazie ad una scelta antologica delle sculture presenti, viene mostrato il percorso stilistico dell’autore. Sue opere figurano in musei e Gallerie di Arte Moderna (Roma, Firenze, Stoccolma, etc.) e in collezioni private italiane e straniere.

MARIANO BELLAMOLI – (Grezzana 1940)Alla giovane età di dodici anni rivela la sua passione per la scultura così che i genitori lo iscrivono all’Istituto d’Arte “N. Nani” a Verona.  L’allievo viene avviato al disegno dal pittore Orazio Pigato e alla scultura dagli scultori Giuseppe Michieletto e Berto Zampieri. Sono anni in cui la parte grafica non è un aspetto marginale ma la strada per arrivare alla forma plastica. I soggetti cari a  Bellamoli sono scene popolari, animali, figure femminili, il mondo degli affetti, dei valori familiari. Il momento di massima espressione si ha quando Bellamoli passa dal  disegno alla scultura, avvicinandosi alla pietra, il materiale più vicino alla sua sensibilità di artista.Nel 1968 espone alla Galleria Notes a Verona e nel 1969 partecipa alla 59^ Biennale d’Arte di Verona e in seguito a varie mostre collettive di pittura e scultura, organizzate spesso dalla Società Belle Arti di Verona, di cui Bellamoli è socio da più di 50 anni. Sue opere si trovano, oltre che a Verona e provincia, a New York, al Cairo in Egitto, in Olanda, in Nigeria e per i suoi meriti in campo sociale il Presidente della Repubblica Scalfaro gli ha conferito, nel 1995, l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Dal 1997, ogni anno realizza una scultura raffigurante Sant’Ambrogio, destinata e personalità del Comune ambrosiano che si sono distinte per meriti artistici, sociali e culturali. 

MIGUEL BERROCAL   (Villanueva de Algaidas1933 – Antequera2006 – Spagna) – E’ stato scultore e artistaspagnolo noto anche come lo scultore dei puzzle, a causa della particolarità delle sue sculture.Fin da giovane Berrocal manifesta la sua vocazione per l’arte e per la ricerca. Frequenta fin dall’infanzia le scuole a Madrid e questo gli permette di visitare frequentemente il Museo del Prado ed il Museo Sorolla. Nel 1952 Berrocal inizia la sua formazione accademica nella Facoltà di Scienze Esatte di Madrid come preparazione per l’ammissione alla Facoltà di Architettura. Contemporaneamente frequenta l’Accademia di Belle Arti di San Fernando, la Scuola di Arti Grafiche ed i corsi vespertini della Scuola di Arti ed Ofizi. Nel 1952 ha luogo la sua prima esposizione nella Galería Xagra di Madrid.  Espone i suoi disegni e pitture nel Pabellón Español della XXVII Biennale di Venezia. A Roma conosce Alberto Burri,, ConsagraPerilli ed altri artisti della scuola romana del dopoguerra. Nel 1962, mentre si dirige alla Biennale di Venezia, trova a Verona una piccola fonderia disposta a realizzare le sue opere. Con loro inizia un’avventura che farà di Verona e delle sue fonderie uno dei centri più importanti per la fusione dell’arte contemporanea. Oltre alle sue sculture, Berrocal porta a fondere a Verona i più importanti scultori dell’epoca: MiróDalíMagritteDe  Chirico,  MattaCésarÉtienne MartinPenalba e molti altri. Nel 1962-1963 espone a Parigi e New York, entrando a far parte della collezione del MOMA. Si stabilisce a Verona nel 1964 e nel 1967 trasloca nella Villa Rizzardi a Negrar, un paese nella provincia di Verona che sarà la sua residenza fino al 2004. Dopo aver vissuto dal 1964 e lavorato a NegrarVerona (Italia), alla fine del 2004 Miguel Berrocal decide di tornare definitivamente a Villanueva de Algaidas, suo paese natale, dove costruisce il suo ultimo Studio-Atelier e dove viene a mancare il 31 maggio del 2006 in piena attività creativa.

GINO BOGONI  (Verona, 1921-1990) – Un’infanzia infelice dovuta alla morte prematura della madre, un’adolescenza difficile ma precocemente aperta all’arte, quando nel 1934 incontra Franco Egidio Girelli, direttore dell’Accademia Cignaroli di Verona, che convince i genitori a lasciarlo frequentare i corsi. Dopo il diploma in Scultura conseguito nel 1939, continua a frequentare l’Accademia fino al giugno del 1941, quando viene chiamato sotto le armi. Aggregato al 231° Autoreparto 3° Divisione Celere e spedito in Russia dove, fra avventure copiosamente narrate nel Diario, rimane fino alla primavera del 1943 ritornando in Italia a piedi, da solo. Per vivere insegna, accetta lavori di restauro di vario tipo e, nel 1947, su invito dello scultore veronese Nereo Costantini, rileva 29 calchi, in sei mesi, dalle formelle della porta bronzea di San Zeno a Verona. Dalle 5 del mattino alle 11 di sera: un negativo al giorno. Prima per pochi amici, quindi per un pubblico sempre più numeroso e qualificato, questi calchi, insieme con quelli delle statue popolari della Lessinia, saranno il suo lavoro quotidiano fino agli anni ’70. A partire dal 1958, Bogoni lavorerà con Mascherini. Alla Biennale di Verona parteciperà a tutte le edizioni fino all’ultima del 1967, vincendo il primo premio alla LV edizione del 1961 con Il Bovino.Dal 1955 al 1969 partecipa alla Mostra d’Arte Triveneta di Padova; dal 1955 al 1977, su invito o sotto giuria, è presente alla Biennale Internazionale del Bronzetto di Padova, vincendo nel 1973 il primo premio con l’opera Lotus 146.  Nel 1965, l’anno delle Ombre e de Le Grandi Ruote, sotto giuria, espone alla IX Quadriennale d’Arte di Roma (vi tornerà per la X edizione del 1972/73); l’anno dopo, su invito, espone tre grandi sculture alla XXXIII Biennale Internazionale di Venezia. Nel 1971 insegna scultura all’International Sommerakademie Fur Bildende Kunst di Salisburgo (Austria). Nello stesso anno tiene corsi di scultura in Belgio, presso le Accademie di Liegi, Bruxelles, Anversa, Verviers e Hasselt. Fino all’ultimo respiro: nel 1990 nasce Frutto-Oggetto-Scultura in grandi dimensioni. Bogoni ha continuato la sua attività sempre intensa: circa duecento esposizioni fra personali e collettive. Per approfondire la sua figura e la sua opera, c’è il sito a lui dedicato: http://www.ginobogoni.com

PINO CASTAGNA – (Castelgomberto (VI) 1932 – Garda 2017)Completati gli studi accademici a Verona e a Venezia, acquisisce nel corso degli anni molteplici competenze sulla cultura e la lavorazione dei materiali: la ceramica, il vetro, le fibre tessili per arazzi e tappeti, il marmo, il legno, il bronzo, l’alluminio, la ghisa, il cemento, l’acciaio, rinnovando nel tempo e inventando lui stesso metodologie progettuali consone al suo naturale “far grande”, come chiaramente si intuisce visitando lo studio-laboratorio di Costermano, dove Castagna lavora dal 1969. Molto famosi i Canneti, esposti anche a Tokyo nel 1977 o i Muri in acciaio cor-ten e cemento, realizzati nel 1980, ma concepiti nel 1961, quando fu eretto il muro di Berlino. Le più importanti mostre personali dell’artista “en plein air” nei centri storici di Monaco (1971), Imola e Verona (1975), Lucca (1976), Rimini (1978), Salisburgo (1979), Bardolino (1982), Montignoso (1991), Bolzano (1992), Pergine Valsugana (2001). A Castagna si riconosce un ruolo di primo piano nel contesto artistico internazionale, successo confermato dalla partecipazione alle più significative rassegne d’arte: la XLII Biennale di Venezia nel 1986, la Biennale Européenne Sculpture de Normandie a Jouy-sur-Eure (1984 e 1986), la Biennale Internazionale del bronzetto e Piccola Scultura di Padova (1986-1987 e 1995….  La sensibilità e il carattere dell’opera di Castagna hanno raggiunto risultati coraggiosi e di grande impatto visivo anche in numerosi spazi sacri: le vetrate per la Basilica di S. Maria Assunta in Calvenzano a Vizzolo Predabissi (1997); la vetrata La Visitazione in vetro fusione per la Parrocchia di San Giorgio Martire a Fontanafredda (2009) e la più recente riprogettazione degli arredi sacri (altare, cattedra vescovile, ambone, …) dell’area presbiteriale del Duomo-Cattedrale di Vicenza (2009). Un nucleo consistente di sculture si trova attualmente alla Fondazione Cini di Venezia,  al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, al Museo Diocesano di Vicenza e alla Fondazione Cariverona di Verona.

MATTEO CAVAIONI (Negrar, 1973) – Nel 2003 consegue il diploma all’Accademia di Belle Arti di Carrara (MS) e nel 2009 il diploma del biennio di specializzazione in scultura presso l’Accademia di Belle Arti Cignaroli di Verona. Tra il 1996 e il 2002 collabora con diversi scultori nel comprensorio marmifero di Carrara (Neelgard, Cremoni, Massari, Balocchi). Dal 1999 partecipa a Mostre collettive nazionali (Carrara, Firenze, Messina, Pisa, Verona) e internazionali (Belgio, Austria) oltre a simposi di scultura (Italia, Germania, Austria, Croazia, Bosnia Erzegovina). Le sue opere sono esposte in collezioni private e musei a Parigi, Monaco di Baviera, Vienna, Praga, Stockton Stati Uniti, Ginevra, Firenze, Verona, Londra.  Dal 2002 è insegnante di tecniche della scultura presso la scuola d’arte P. Brenzoni di Sant’Ambrogio di Valpolicella. Tante le opere realizzate nel territorio ambrosiano,  fra cui la “Via Crucis dei lapicidi”, su disegni di Libero Cecchini,  “Il Giardino di pietra”, “La Fontana ai cimieri”,restauro e ricollocamento delle sculture in pietra, facenti parte del simposio “Omaggio a Giulietta”, presso il parco di Villa Brenzoni Bassani. Nel 2015 consegue il riconoscimento di “MASTRO D’ARTE DELLA PIETRA”. 

SERGIO CAPELLINI – (Bologna, 1942) – Da autodidatta, inizia a modellare con la creta e la cera;  i materiali a lui più congeniali sono il bronzo, il marmo e il legno. La sua scultura è di tipo figurativo che vieni però sviluppata e concepita in maniera differente a seconda dei soggetti da lui scelti;  le figure femminili eteree, lanciate in movimenti armoniosi, vibranti; le figure maschili, sofferte, attonite, disperate, alcune bloccate negli ultimi attimi della loro vita; gli animali mitici, avvolti da un’aura magica, trascendente, dove il movimento è sempre motivo dominante; le figure a tema sacro sono una perfetta incarnazione di un messaggio di pace, fede e amore.Ha realizzato opere su commissione che si trovano in piazze, edifici pubblici, privati e luoghi sacri. Ha tenuto mostre personali e collettive in Italia, Germania, Austria, Svizzera, Lussemburgo, Belgio, U.S.A., Canada e Giappone. In quest’ultimo paese è possibile ammirare una delle sue opere più significative degli anni 70 “Anche l’eroe muore”, inserita nell’Hacone Open Air Museum di Hacone (Tokyo) insieme ai più importanti scultori del Novecento. Nel 2005 viene inserita nel Museo d’Arte G. Bargellini di Pieve di Centro (Ferrara) nella raccolta delle Generazioni Italiane del ‘900 a cura di Giorgio Di Genova la scultura “E io non morirò – Studio n.2” e collocato nel polo museale civico diocesano di Sulmona. Nel 2009 il Sommo Pontefice Benedetto XVI lo nomina Membro della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon.

LIBERO CECCHINI – (Pol di Pastrengo, 1919 – Verona, 2020) – Libero Cecchini  è stato un architetto italiano distintosi a livello nazionale e internazionale nel restauro dei monumenti, nel recupero del paesaggio e nella progettazione di ville, complessi residenziali e strutture pubbliche. Discende da una famiglia di marmisti, motivo per cui frequenta la scuola d’arte Paolo Brenzoni, partecipando a mostre d’arte con alcune sculture per le quali viene premiato. A Verona frequenta il liceo artistico con l’obiettivo di diventare scultore, ma l’architetto Ettore Fagioli, suo professore, lo indirizza verso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, dove si laurea nel novembre 1944.  Lavora alla ricostruzione dei ponti di Verona distrutti durante la ritirata tedesca dal nord Italia, realizza  piani urbanistici per la ricostruzione del secondo dopoguerra.  Nelle sue opere si possono distinguere il plasticismo materico di Le Corbusier associato alla spazialità di Ludwig Mies van der Rohe. Libero Cecchini è stato  prima allievo poi dal 1947 al 1986 docente e dal 1950 al 1986 direttore della Scuola d’Arte “Paolo Brenzoni” di Sant’Ambrogio di Valpolicella, contribuendo alla crescita culturale ed artistica di tanti ambrosiani. Negli anni 1950-1957 è fondatore e Direttore della Edilscuola di Verona, dal 1958 socio dell’Accademia di Belle Arti Cignaroli di Verona e Presidente per l’indirizzo artistico, dal 1972 Ispettore Onorario della Soprintendenza alle Antichità di Verona, ex docente del dipartimento “Complementi di Architettura Tecnica del restauro” dell’Università di Udine, insignito nel 1959 della medaglia d’argento per la Cultura e l’Arte dal Ministero della Pubblica Istruzione. Fra le opere importanti realizzate, La Cittadella Museale di Cagliari dal 1956-79, all’interno dell’ex Castello del centro storico di Cagliari. Dagli anni ottanta realizza importanti progetti di restauro monumentale e archeologico, da menzionare in particolare quelli relativi ai lavori della Basilica di San Zeno, di Porta Leoni, di Palazzo Forti e degli Scavi Scaligeri con criteri di recupero edilizio avanzati. L’architetto veronese ha ricevuto nella sua vita numerosi riconoscimenti e premi fra cui, nel 2019, la CITTADINANZA ONORARIA DAL COMUNE DI SANT’AMBROGIO DI VALPOLICELLA.

GIUSEPPE CINETTO  (Negrar, 1920 – 2016)“Lo scultore che ha dato un’anima al marmo immortalando in esso l’amor di patria e la memoria del sacrificio del soldato alpino”. Di famiglia numerosa, di origine padovana, dopo la nascita a Negrar, il giovane Beppino si trasferisce a Sant’Ambrogio di Valpolicella, dove inizia a lavorare a 14 anni presso la Cooperativa Unione Marmisti come scalpellino, frequentando nel medesimo tempo la Scuola d’Arte Paolo Brenzoni diretta dal professor Girelli. Viene  chiamato alle armi e con l’inizio della guerra combatte nei vari fronti, dalla Francia al Montenegro, nell’arma di Artiglieria da Montagna. Rientrato a La Spezia poco prima dell’ 8 settembre del 1943, conclude la sua formazione professionale presso l’Accademia Cignaroli di Verona. Cinetto continua il suo cammino nella pratica professionale, come maestro d’arte. Per qualche tempo si dedica anche all’insegnamento presso la Scuola d’Arte Brenzoni e si fa conoscere e apprezzare sempre più per i suoi lavori pregevoli. Tante le opere che lo vedono protagonista, sia in Italia che in Germania,  Austria,  Francia,  Olanda, Cuba,  Venezuela, nell’ex Jugoslavia e in Israele. Sulle colline di Nazareth vi è la statua di una Madonna di Cinetto che vigila e protegge. Ricordiamo il monumento alla Madonna degli Alpini, che si erge su Cima Lozze a 2.000 metri di altezza in memoria della battaglia e il monumento ai Caduti Alpini di Passo Fittanze al confine con Trento. Non meno apprezzata e valutata è stata l’attività di Cinetto come restauratore di monumenti storici. La sovrintendenza ai monumenti di Verona gli ha chiesto di eseguire la copia di Mastino II, che oggi troneggia sulla sommità delle Arche scaligere, vicino a Santa Maria Antica, mentre l’originale, restaurato, è ora a Castelvecchio. 

GINO CORTELLAZZO  (Este -PD, 1927-1985) Si diploma all’Accademia di belle arti di Bologna . Nel 1970 gli viene affidata la cattedra di scultura all’Accademia di belle arti di Ravenna, diretta da Raffaele De Grada e trova come colleghi per gli insegnamenti di arti applicate, pittura, incisione e storia dell’arte Giò PomodoroLuca CrippaTono Zancanaro e Massimo Carrà. Negli anni ‘70 a Milano incontra il mondo dell’alta moda. Biki, Baratta, Soldano gli commissionano dei gioielli (pezzi unici) per le sfilate. Nel 1975 a Roma incontra Giulio Carlo Argan che lo presenta in una serie di mostre in Germania ed Austria e Cortelazzo inizia un percorso espositivo che lo porta in Europa e in America Latina. Nel 1980 inaugura la casa-studio di Este, luogo d’incontro per artisti e critici quali il Maestro Riccardo MutiPalma Bucarelli e Giuseppe Mazzariol con il quale instaura un sodalizio che per Cortelazzo sarà fondamentale. Muore inaspettatamente il 6 novembre 1985.

ALDO  FLECCHIA  – Biella 07/09/1945 – Nel 1974, dopo aver collocato una delle sue opere in legno di grandi dimensioni nella Chiesa Romanica di S. Secondo a Magnano, decide di dedicarsi interamente alla scultura su marmo e granito, iniziando una produzione continua tesa ad una costante ricerca.Nel 1983 viene segnalato dalla Commissione critica presso l’Esposizione di Arte Sacra a Biella; nel 1984 viene nominato Mastro nell’arte della pietra a Sant’Ambrogio di Valpolicella (VR). Ha realizzato opere monumentali pubbliche a Biella ed ha partecipato a diverse esposizioni nazionali ed internazionali. Ha scritto di lui Arturo Schwarz:  “…ogni suo lavoro è l’icona dell’amore che prende corpo nel granito, per elevare un monumento alla civiltà dell’eros. Ogni sua opera scandisce i ritmi del silenzio, il peso dei sentimenti, la misura del dolore e ci fa avventurare nella geografia della carnalità e nel labirinto della coscienza…Con lui la pietra pesante, oscura e muta diventa leggera, luminosa ed eloquente.

NAOCO KUMASAKA- (Kanagawa, JPN nel 1933  )Dopo essersi laureata all’Università Nazionale di Belle Arti di Tokyo nel 1956, insegna in istituti d’arte fino al 1970. Dal 1959 per 10 anni espone al Museo di Belle Arti di Tokyo.Nel 1970, trasferitasi negli Stati Uniti, lavora al Maryland Institute of Art di Baltimora. Dal 1972 al 1974 è assistente insegnante di scultura alla Scuola d’Arte del Brooklyn Museum. Nel 1974 insegna a saldare alla New York Studio School. Nel 1978 si sposa con lo scultore Sahl Swarz ed insieme vanno a vivere in Giappone e poi a Verona. Nel 1980 arriva in Versilia, dove si stabilisce nel 1998 per lavorare presso i Laboratori Henraux , Leonardi e Pescarella. 

IGINO LEGNAGHI  (Verona, 1936)  – È titolare della Cattedra di Scultura alla NABA-Nuova Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano. Dalla metà degli anni Sessanta partecipa a diverse rassegne nazionali e internazionali quali la Biennale di Venezia (1966, 1968), “Convergenze 8” a Palazzo Ducale di Sabbioneta (1968), i Premi Nazionali del Fiorino a Palazzo Strozzi a Firenze (1969, 1979), “Scultura italiana contemporanea” nel centro storico di Bologna (1971), la Quadriennale di Roma (1972), “Scultura e spazio urbano” alla Galleria d’Arte Moderna di Forte dei Marmi (1982), “Il sentimento della costruzione. Artisti Italiani dal dopoguerra ad oggi” al Museum Robalderhaus a Schwaz (1997), “Scultura a Milano” all’Istituto Italiano di Cultura a Vienna (1998), “Artists of Brera” al Taiwan International College of Arts a Taiwan (1998), “Il settimo splendore. La modernità della malinconia” a Palazzo della Regione di Verona (2007).  Sue opere figurano in collezioni pubbliche tra cui la GNAM di Roma, il Museum of Modern Art di Tel Aviv, la Pace University, la New School Art Center di New York, la State University di Postdam, l’American Federal Bank di Colorado Springs. È membro dell’Accademia Nazionale di San Luca dal 2007.

UMBERTO MAGGIONI  (Losanna – CH, 1933) – Nel 1952 partecipa ad un’esposizione collettiva a Losanna, dove l’incontro con Gino Severini è decisivo per il suo futuro artistico così come nel 1979 l’incontro con  lo scultore Novello Finotti gli farà scoprire la provincia di Verona e la passione per l’elemento marmo, che influenzerà poi tutta la sua produzione artistica.  Realizza molte della sue sculture da Arte Marmo, a Sega di Cavaion, mentre le incisioni sono realizzate allo Studio Gibralfaro di Anna Ziliotto, a Verona. Maggioni ha esposto in Italia (Padova, Cremona, Celano “Triennale europea dell’arte sacra”, Verona, Sommacampagna e all’estero (Francia, Canada, Bulgaria, Tokio, Toronto, San Francisco, Svizzera). L’essenza più che l’apparenza della figura umana, o meglio del corpo umano, è ciò che da anni insegue Umberto Maggioni. Per raffigurare l’uomo non c’è bisogno di riprodurre in dettaglio tutte le sue fattezze bensì si può farlo restituendone il coagulo. E proprio coaguli del corpo umano sono le sculture di Maggioni, che spesso segna le superfici di esse con allusioni alla spina dorsale, la quale diviene plastico pretesto ritmico, come plastico pretesto volumetrico sono gli avvolgimenti che alludono agli abbracci (Giorgio di Genova) “Maggioni punta al nucleo vitale, a quel DNA che è base di ogni essere vivente e lo esprime con quelle forme compatte e abbracciate, appena rivelate e rivelanti a loro volta di forme più nascoste e misteriose: il mistero della vita. Per questo Maggioni sceglie attentamente “quel” marmo che già nella struttura grezza sa rivelare le possibilità di colore, luce e venatura adatte all’opera da realizzare.  (Donatella Migliore)

ANTE MARINOVIC   – (Vela Luka / Croazia 1945) – Le sue prime esperienze artistiche sono nell’atelier di un parente pittore. In seguito studia Arti Applicate a Split e si laurea all’Accademia di Belle Arti di Belgrado. Come scultore espone in mostre collettive e personali che gli permettono di distinguersi e vincere spesso premi e riconoscimenti. Presente in molti simposi di scultura internazionali, è lui stesso organizzatore di simposi. E’ presente con sue opere nei territori della ex Jugoslavia, Italia, Svizzera, U.S.A., Messico, Canada, Giappone, India, Thailandia. Suo è  il bozzetto del monumento “Lo scalpellino”, poi realizzato in collaborazione con Nicola Music di Korcula (Croazia), l’ambrosiano Coato Emilio e l’allora ultraottantenne Boscaini Giovanni e collocato oggi sulla scalinata che porta alla sede del Comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella. Una scultura monolitica, in marmo rosso verona, estratta da un blocco di 24 q.li circa, che raffigura uno scalpellino seduto mentre scolpisce un capitello. 

AUGUSTO MURER  (Falcade 1922- Padova 1985) – Fu uno dei più significativi scultori italiani della seconda metà del Novecento, con un’ampia produzione artistica legata a temi di impegno civile, ma anche alla ricerca del senso profondo dell’esperienza umana.La sua prima formazione artistica si svolge alla scuola d’arte di Ortisei. Decisivi per la sua crescita l’incontro e la breve collaborazione con Arturo Martini, a Venezia, nell’autunno del 1943. Partecipa alla Resistenza, militando sui monti bellunesi nelle file della Brigata Fratelli Fenti. Dopo il 1945, finita la guerra, scolpisce opere di notevole rilievo quali: la Via Crucis della chiesa di Falcade (1946), la Pietà del monumento-ossario di Belluno (1949), la Preghiera dei montanari (1952), opera donata al pontefice dall’Ente del Turismo di Belluno, i pannelli lignei sul tema de Il Lavoro (1952) realizzati per la Camera di Commercio di Belluno.  Negli anni seguenti e per tutto il periodo che arriva fino agli anni ottanta, assieme al successo, arrivano a Murer importanti commissioni per la realizzazione di monumenti ed opere civili. Tra le sue mostre antologiche più significative vanno ricordate quelle di Falcade (1972), di Milano (Rotonda della Besana, 1973); poi negli anni ottanta quelle di Ferrara (Palazzo dei Diamanti, 1980-81), di Leningrado (Museo dell’Ermitage1982), di Reggio Emilia (1983), di Orvieto, (1984), di Milano (Palazzo del Senato, 1984), di Roma (Castel Sant’Angelo1985).È morto a Padova l’11 giugno del 1985, nel pieno della sua attività artistica.

LUIGI SAVOIA  (Sant’Ambrogio di Valpolicella, 1942) – “Scultore è colui che intuendo quel che nasconde il sasso, con la garbata forza riesce a farlo emergere”. Dal 1954 al 1959 frequenta i corsi della Scuola d’Arte “N. Nani” di Verona, diretta dall’arch. Giuseppe Basso, dove viene avviato al disegno e alla scultura dal pittore Orazio Pigato, dagli scultori Giuseppe Micheletto,  Berto Zampieri e dal critico d’arte prof. Gian Luigi Verzellesi. Nello stesso periodo frequenta la Scuola d’Arte “Paolo Brenzoni” di Sant’Ambrogio, diretta dall’arch. Libero Cecchini e il laboratorio dello zio Mario Savoia, pittore e scultore. Nel 1959, appena diciassettenne, partecipa alla Biennale di Verona e così anche negli anni 61- 63 e 65, ottenendo numerose segnalazioni. Nel 1969 partecipa alla Triveneta di Padova e al X° Salone Internazionale di Parigi Sud (40 paesi partecipanti e 300 espositori) dove consegue il I° Premio di scultura. Espone inoltre due sue sculture alla 81° Mostra des Indèpendants di Parigi, al Grand Palais, nel 1970.A Verona è presente dal 1965 con mostre personali, di cui l’ultima è del 2015. Accanto alle sculture, Savoia si dedica con particolare impegno a elaborazioni grafiche di notevole rilievo, presentando nelle sue esposizioni disegni a carbone ed elaborando un suo linguaggio personale.Dal 2002, per circa una decina d’anni, insegna scultura presso la Scuola d’Arte “Paolo Brenzoni” di Sant’Ambrogio di Valpolicella.

MARIO VASSANELLI (Sant’Ambrogio di Valpolicella, 1955) – Entra giovane nello studio di scultura del maestro Renzo Sandri ed è in quest’ambiente, a contatto con artisti italiani e stranieri di fama internazionale, che sviluppa le sue doti artistiche nella migliore tradizione dell’arte italiana. Inizia l’attività espositiva, come scultore, nel 1980. Nel 1984 conclude i suoi studi nella Scuola di Scultura dell’Accademia di Belle Arti “G.B. Cignaroli” di Verona. Dal 1986 al 2002 insegna scultura in marmo alla Scuola d’Arte “P. Brenzoni” di Sant’Ambrogio di Valpolicella e dal 1998 è docente di Tecnologia ed uso del marmo, presso l’Accademia di Belle Arti “G.B. Cignaroli” di Verona. Oltre che in Italia ha esposto le sue opere a New York, Dallas, Palm Beach, Lussemburgo. Vassanelli nella  scultura  rappresenta l’interiorità, gli stati d’animo, le speranze, la cui ispirazione è di sereno respiro cosmico. Un’arte  riflessiva, in continua ricerca, testimone degli stati d’animo di un’artista che si identifica con l’eleganza scultorea pensata ed infine creata. Attraverso sculture morbide e sinuose Vassanelli racconta il suo pensiero descritto da attimi emotivi di un’individualità umana ed artistica.

FRANCESCO ZANONI – (Sant’Ambrogio di Valpolicella, 1926-2019) L’incontro con la scuola d’arte “Paolo Brenzoni” in età giovanile sarà per lui fondamentale, tanto da dare un indirizzo alla sua vita futura. Importante soprattutto la figura di Mario Salazzari, suo maestro d’arte alla fine degli anni ’40, dal quale apprende a modellare la creta e a lavorare il gesso per creare modelli da scolpire. Dopo aver conseguito il diploma nell’anno scolastico 1947/48 prosegue imparando il duro lavoro di scalpellino presso la Cooperativa Piatti di Sant’Ambrogio di Valpolicella, dall’età di 14 fino ai 22 anni, prendendo parte a importanti lavori  artistici, come la chiesa della Madonna Pellegrina di Porta Nuova a Verona e mettendo in opera manufatti in marmo in tante città d’Italia.  Nei primi anni ’90,  per alcuni anni, Zanoni è docente di geometria e scultura presso il Centro di Formazione Professionale del Marmo di Sant’Ambrogio di Valpolicella e per circa una decina di anni, dal 1993 al 2003, torna alla sua cara scuola d’arte “Paolo Brenzoni”, in qualità di docente di scultura della pietra, trasferendo l’amore per l’arte e la scultura ai suoi allievi. 

Nel 2009, nel giorno dei Santi Coronati, l’Amministrazione comunale di Sant’Ambrogio di Valpolicella gli conferisce la medaglia d’oro per aver speso, nel comparto lapideo, gran parte della propria attività lavorativa all’insegna della valorizzazione del territorio e della cultura del marmo e per aver dedicato gran parte della propria vita alla scuola, tramandando il proprio sapere e la propria esperienza.